A woman against Afghani narco-traffickers and warlords

Malalai Joya was expelled from the Afgani Parliament on May 21, 2007. Her continous declarations against narco-traffickers and warlords, her iron-made commitment in defending human and women rights in Afghanistan led the Government to illicitally and undemocratically remove her from her Parliament seat. Now, one year later, her fight continues.

Continue Reading Add comment 1 July, 2008

Una donna che sfida narco-trafficanti e signori della guerra

Malalai Joya è stata spesso definita la “donna più coraggiosa dell’Afghanistan”. Un anno dopo la sua espulsione dal Parlamento, continua la sua lotta in difesa dei diritti e delle donne.

Continue Reading Add comment 1 July, 2008

Conflitti dimenticati

Quanti conflitti bellici sono in corso oggi al mondo? e di quanti ne siamo a conoscenza? L’agenda di ciascuno di noi e’ l’agenda dei media. Informarsi e’ un diritto, datoci dai media appunto, dunque troppo spesso prigioniero di dinamiche politiche a noi ignote e smisuratamente grandi. Ma informarsi e’ anche un dovere. Andiamocelo a cercare allora.
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Continue Reading Add comment 10 April, 2008

Voci strozzate

Sono oltre 20 i giornalisti uccisi in Russia da quando Putin è al potere, 47 dal 1992. Solo nel 2007, i caduti a livello mondiale perchè procacciatori di verità scomode sono stati 65. Per trovare dati peggiori negli ultimi quindici anni bisogna tornare indietro al 1994, dove con i conflitti in Yugoslavia e Ruanda, furono in tutto 66 le voci strozzate (www.cpj.org). L’assassinio di due giornalisti russi la scorsa settimana riporta a galla un tema che vede la luce, ahimè, solo quando accade il fattaccio. Quello della libertà di stampa, della forza della denuncia, dell’autonomia di indagine. Oppure in occasione di anniversari celebri, come quello della morte di Anna Politkovskaya, il 7 ottobre, in occasione del quale fioriscono iniziative in ricordo di una figura simbolo del dissenso contro gli “strapoteri”. Chiediamoci allora del perchè l’agenda dei media riprende una tematica così tragicamente allarmante solo quando sono loro stessi l’oggetto della repressione.

Gli assassini di Ilyas Shurpayev e Gadzhi Abashilov, avvenuti giovedì e sabato scorso, entrambi esperti sulla questione della provincia autonoma del Daghestan, rispecchiano perfettamente l’atmosfera che si deve respirare nella Federazione Russa. Da qualche anno ormai gli esecutori non fanno neanche lo sforzo di mascherare le morti come suicidi o incidenti. Shurpayev è stato trovato nel suo appartamento di Mosca con una cintura al collo e il torace lacerato da diverse coltellate. Abashilov è stato crivellato di colpi all’interno della sua macchina, in Daghestan. Anna, freddata a colpi di pistola sull’uscio di casa a Mosca. E così via. È palese dunque l’aria di impunità che vige oggi in Russia. Un’aria in cui un’assassino è praticamente certo di farla franca. E se sono le istituzioni a dover definire il contesto di lavoro, allora quello russo rispecchia proprio quello del suo (ex) presidente: fu proprio lui infatti un anno e mezzo fa estremamente lento e distaccato nel commentare la morte di Anna.

Aspettiamo il prossimo morto per riparlarne?

Add comment 25 March, 2008

Serbia a metà, Kosovo da solo?

serbia.jpg100.000 voti su una popolazione di 10.000.000 di persone sono un’inezia. Non lo sono più quando quei centomila diventano l’ago di una bilancia mai davvero stabile: Boris Tadic è stato confermato presidente della Serbia accaparrandosi il 50,5% dei voti contro il 47% del leader dell’opposizione Tomislav Nikolic. Un’inezia appunto. Al termine del ballottaggio e a conti fatti la sensazione è quella dello scampato pericolo. Devono aver pensato questo la maggioranza dei paesi europei nonchè dell’Unione Europea stessa. Il percorso verso l’Europa della Serbia, in atto da tempo seppur molto a rilento, rischiava di essere compromesso ma così non è stato. Al termine dello spoglio elettorale, i sostenitori di Tadic sventolavano bandiere del Partito democratico e dell’Unione Europea nel centro di Belgrado, mentre l’ultranazionalista Nikolic ammetteva la sconfitta.

Tuttavia l’euforismo iniziale si scontra con la realtà dei fatti. La strada è ancora lunga e i nodi da sciogliere sono di quelli intricati. La questione kosovara innanzitutto. E poi l’ostruzione tanto repentina quanto inattesa del primo ministro serbo Vojislav Kostunica.

La prima scotta. L’indipendenza del Kosovo sembra ormai cosa fatta e il giorno della dichiarazione d’indipendenza, fissata per il 17 febbraio, è ormai prossimo. È vero che neanche il filo-europeo Tadic è favorevole all’indipendenza, è però altrettanto plausibile aspettarsi una moderata opposizione onde evitare contrasti spiacevoli con l’UE e intralci sulla strada che porta ai Ventisette. Ma la tensione rimane alta. Così come era difficile prevedere i risultati delle elezioni presidenziali, è assai azzardato provare ad indovinare reazioni interne ed internazionali alla dichiarazione d’indipendenza. Fatmir Sejdiu, presidente kosovaro, afferma di avere già 100 stati pronti a riconoscere la leggitimità secessionista del Kosovo. Dubito la Russia di Putin sia tra questi. L’onnipresente “zar” Putin guarda di sbieco la situazione nei Balcani: non sia mai che l’indipendena kosovara non serva da esempio ad altri stati satellite della Federazione Russa! E non è improbabile aspettarsi un ulteriore motivo di contrasto con gli americani, dopo le questioni Iran e scudo spaziale.

La seconda è imbarazzante. Solo 48 ore dope la vittoria ufficiale di Tadic, il Primo Ministro Kostunica ha glissato la firma dell’accordo provvisorio di cooperazione politica tra UE e Serbia ormai data per fatta. Lodevole a mio parere la posizione di Olanda e Belgio, la cui astensione alla firma del vero e proprio Accordo di associazione e stabilizzazione (Asa) tra UE e Serbia è motivata dalla non collaborazione dei vertici di Belgrado con il Tribunale internazionale dell’Aja per i crimini di guerra avvenuti in Serbia. Non tutti sanno infatti che è plausibile credere che Ratko Mladić, comandante in capo dell’esercito serbo-bosniaco durante la guerra in Bosnia tra il ’92 e il ’95, accusato di crimini contro l’umanità durante l’assedio a Sarajevo dal Tribunale internazionale dell’Aja e tra i responsabili del massacro di Srebrenica, passi il suo tempo giocando a scacchi nella sua casa a Belgrado. Non proprio un agnellino.

Add comment 14 February, 2008

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