
L’Africa di chi?
11 December, 2007Indovinate un po’ da dove viene il 30% dell’oro mondiale, o la metà dei diamanti e il 50% del platino? Così come un terzo del petrolio usato dalla Cina per il proprio boom economico degli ultimi anni? Eggià, proprio dal continente nero.
I cui leader politici (53 presenti) hanno partecipato pochi giorni fa al summit euro-africano a Lisbona. La chiave di lettura del vertice in Portogallo era il tentativo di rinsaldare le influenze europee in un continente che da decenni rappresenta la gallina dalle uova d’oro per gran parte dei paesi dell’Unione. Ma da un pezzo non è più così, o perlomeno in misura assai minore di qualche hanno fa.
A Lisbona nessuno lo ha detto apertamente ma l’Europa sta sudando freddo per le crescenti mire cinesi e indiane sul continente. L’offerta per dare una svolta a questa preoccupante tendenza è stata lanciata: l’accordo presentato da Bruxelles mirava a far sì che i 78 paesi appartenenti all’area di Africa, Caraibi e Pacifico, aprissero i rispettivi mercati ai beni europei. In cambio, l’Europa avrebbe garantito dal 1 gennaio 2008 l’apertura dei propri mercati, fatta eccezione per il riso e lo zucchero. Un secco “no” è stata la risposta dei leader africani, timorosi, io credo, di vedere le proprie economie stritolate dalla concorrenza internazionale. E allora, molto meglio lasciare via libera ai cinesi che comprano e portano contante. E non poco: nei prossimi cinque anni la Repubblica Popolare Cinese investirà fino a 20 miliardi di dollari su infrastrutture per migliorare le esportazioni dall’Africa. Non è più la Françafrique da un pezzo, tantomeno il termine neo-colonialismo sembra ancora appropriato. Tutto rimandato allora, tra UE e Africa, al prossimo incontro. C’è da credere che nel frattempo la Cina compierà ulteriori passi…
Sul fronte diplomatico invece i “no” di disapprovazione si sono sollevati dalla parte europea. Dalla Merkel per prima. Gordon Brown poi. La cancelliera tedesca a più riprese ha sottolineato la presenza e la riverenza con cui hanno tutti accolto Robert Mugabe, dittatore dello Zimbabwe, incontrastato Presidente dall’87 e che si appresta a cavalcare il sesto mandato di fila. Il Primo Ministro britannico invece, per protesta verso la presenza di Mugabe, si è addirittura dato assente al vertice di Lisbona. Proteste forti, a cui sono seguite risposte altrettanto forti. Prodi dal canto suo ha sottolineato che al di la’ degli “stereotipi catastrofisti e approssimativi” in tutto il continente africano esistono “dinamiche positive”, dalla crescita economica sostenuta alla diminuzione del numero dei conflitti armati. Verissimo, e io che speravo in una marcata alzata di sopracciglia del nostro Premier in segno di veemente protesta per la situazione in Somalia.
“Silly me!”, come direbbero gli inglesi.