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Serbia a metà, Kosovo da solo?

14 February, 2008

serbia.jpg100.000 voti su una popolazione di 10.000.000 di persone sono un’inezia. Non lo sono più quando quei centomila diventano l’ago di una bilancia mai davvero stabile: Boris Tadic è stato confermato presidente della Serbia accaparrandosi il 50,5% dei voti contro il 47% del leader dell’opposizione Tomislav Nikolic. Un’inezia appunto. Al termine del ballottaggio e a conti fatti la sensazione è quella dello scampato pericolo. Devono aver pensato questo la maggioranza dei paesi europei nonchè dell’Unione Europea stessa. Il percorso verso l’Europa della Serbia, in atto da tempo seppur molto a rilento, rischiava di essere compromesso ma così non è stato. Al termine dello spoglio elettorale, i sostenitori di Tadic sventolavano bandiere del Partito democratico e dell’Unione Europea nel centro di Belgrado, mentre l’ultranazionalista Nikolic ammetteva la sconfitta.

Tuttavia l’euforismo iniziale si scontra con la realtà dei fatti. La strada è ancora lunga e i nodi da sciogliere sono di quelli intricati. La questione kosovara innanzitutto. E poi l’ostruzione tanto repentina quanto inattesa del primo ministro serbo Vojislav Kostunica.

La prima scotta. L’indipendenza del Kosovo sembra ormai cosa fatta e il giorno della dichiarazione d’indipendenza, fissata per il 17 febbraio, è ormai prossimo. È vero che neanche il filo-europeo Tadic è favorevole all’indipendenza, è però altrettanto plausibile aspettarsi una moderata opposizione onde evitare contrasti spiacevoli con l’UE e intralci sulla strada che porta ai Ventisette. Ma la tensione rimane alta. Così come era difficile prevedere i risultati delle elezioni presidenziali, è assai azzardato provare ad indovinare reazioni interne ed internazionali alla dichiarazione d’indipendenza. Fatmir Sejdiu, presidente kosovaro, afferma di avere già 100 stati pronti a riconoscere la leggitimità secessionista del Kosovo. Dubito la Russia di Putin sia tra questi. L’onnipresente “zar” Putin guarda di sbieco la situazione nei Balcani: non sia mai che l’indipendena kosovara non serva da esempio ad altri stati satellite della Federazione Russa! E non è improbabile aspettarsi un ulteriore motivo di contrasto con gli americani, dopo le questioni Iran e scudo spaziale.

La seconda è imbarazzante. Solo 48 ore dope la vittoria ufficiale di Tadic, il Primo Ministro Kostunica ha glissato la firma dell’accordo provvisorio di cooperazione politica tra UE e Serbia ormai data per fatta. Lodevole a mio parere la posizione di Olanda e Belgio, la cui astensione alla firma del vero e proprio Accordo di associazione e stabilizzazione (Asa) tra UE e Serbia è motivata dalla non collaborazione dei vertici di Belgrado con il Tribunale internazionale dell’Aja per i crimini di guerra avvenuti in Serbia. Non tutti sanno infatti che è plausibile credere che Ratko Mladić, comandante in capo dell’esercito serbo-bosniaco durante la guerra in Bosnia tra il ’92 e il ’95, accusato di crimini contro l’umanità durante l’assedio a Sarajevo dal Tribunale internazionale dell’Aja e tra i responsabili del massacro di Srebrenica, passi il suo tempo giocando a scacchi nella sua casa a Belgrado. Non proprio un agnellino.

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